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Archivio per dicembre, 2007

Girls Advocacy Project (GAP)

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Il Progetto GAP , nato nel 2000 a Miami in Collaborazione con il Centro della Giustizia Minorile della Florida si è sviluppato a partire da due dati statistici e una considerazione:

  •  L’aumento della devianza minorile femminile in Florida (il 25% dei crimini violenti sono commessi da ragazze)
  • La specificità della devianza femminile (l’80% delle ragazze che hanno commesso un crimine violento hanno subito abusi fisici e il 70% degli abusi è di tipo sessuale e i reati sono spesso legati alla prostituzione, spaccio ed abuso di droga)
  • Indifferenziazione nel trattamento carcerario tra ragazzi e ragazze. 

L’intervento, attuato da uno staff di professionisti, è rivolto specificatamente alle ragazze detenute e  si struttura in una serie di incontri (Group Talk) tra lo staff del progetto e le ragazze detenute, all’interno dei quali vengono affrontate diverse tematiche: la violenza, l’educazione sessuale, competenze per vivere in modo indipendente, appartenenza alle bande, abuso di alcool e droga, vittimizzazione, autostima etc. Le ragazze, quindi, non solo si confrontano ed elaborano questi temi, ma, anche, scrivono lettere, riflessioni, e poesie, disegni etc, che vengono raccolti in un libro che viene utilizzato come risorsa per incrementare in loro la libertà di espressione ed un senso di supporto comunitario e tra pari. L’obiettivo del progetto consiste nel cercare di far sì che queste ragazze non commettano più reati grazie all’esperienza in questo progetto e, quindi, all’acquisizione di un miglior senso di autostima, maggiori e migliori capacità di coping etc.

Vicki Lopez Lukis “Juvenile delinquency: the role of women and family“, intervento presentato durante il convegno <<phenomena in juvenile delinquency: new penal form>> 6-7 novembre 2007, Siviglia.

Per maggiori informazioni sul progetto consultare il sito: www.gapgirls.org

Life Space Crisis Intervention (LSCI)

Logoaeg Questo modello di intervento, che si sviluppa dal modello originario di Redl e Wineman “Life Space Interview (1959), viene utilizzato dagli insegnanti e da altre figure professionali che lavorano con bambini ed adolescenti che agiscono comportamenti aggressivi/devianti.

E’ un modello di intervento multidimensionale che parte dal presupposto che una situazione di crisi, se non adeguatamente affrontata, può alimentare cicli di comportamento ostile e distruttivo mentre, se affrontata in modo corretto, può rappresentare un ‘opportunità preziosa per il ragazzo/bambino per apprendere nuove strategie di pensiero, emotive e di comportamento più adattive e positive.

L’LSCI si pone, quindi,  come obiettivo  il trasformare le situazioni di conflitto (soprattutto in ambito scolastico) in una positiva esperienza di apprendimento attraverso un intervento che non agisca direttamente sul comportamento ostile ma sulle cause che lo hanno determinato e sulle modalità di pensiero/emozione che sottostanno alla situazione di crisi del ragazzo/bambino.

Questo modello vuole fornire agli insegnanti e alle altre figure professionali che lavorano con bambini/adolescenti aggressivi e devianti nuove ed efficaci strategie di intervento che dovrebbero interrompere il ciclo della crisi e ridurre il comportamento deviante ( incrementare nel ragazzo nuove capacità di coping, individuare il punto di vista del ragazzo, rendere non gratificante un certo comportamento non adattivo, ridurre l’intensità delle emozioni per poi definirle e dar loro un nome etc.)

Marion Loferer ” Teaching and implementing Life Space Crises Intervention (LSCI) in Germany”, intervento presentato nel corso del convegno ” phenomena in juvenile delinquency: new penal form”, 6-7 novembre, Siviglia.

Pe ulteriori informazioni sul modello di intervento consultare il sito: www.Lsci.org

Justice for Children

Logoaeg L’UNICEF mette in luce come per quanto riguarda i minori la privazione della libertà debba essere vista come l’ultima risorsa all’interno dei sistemi di Giustizia Minorile. E anche in questo caso, devono essere rispettati pienamente i diritti dei minori, compito difficile se non impossibile. Per questo l’Unicef sottolinea l’importanza di trovare alternative alla privazione della libertà. I minori che attraversano i Sistemi di Giustizia infatti hanno dei diritti (CRC, Beiking, JDL, Tokyo, UN Guidelines per minori, etc), ma sono di fatto confrontati con una violazione di questi diritti. i Sistemi di Giustizia possono giocare un ruolo cruciale nel far sì che questo non accada. E’ necessaria maggior ricerca sui minori nei sistemi di giustizia per far sì che ci sia maggior consapevolezza: database nazionali e ricerche sulla natura e l’estensione dei crimini commessi da minori; l’impatto della detenzione di minori sulla sicurezza sociale; sono solo esempi di cosa dovrebbe essere portato alla luce. Il tutto al fine di promuovere pene alternative alla carcerazione.alcuni strumenti di interesse:

  • Child-friendly UN guidelines on justice for child victoms and witnesses of crime - UNICEF, UNODC e IBCR
  • Manual for the Measurement of Juvenile Justice Indicators (UNICEF, UNODC)
  • Juvenile Justice Training Manual for policy-makers and practitioners - UNICEF, PRI

per maggiori informazioni: “Justice for Children. Latest developments at global levels”. Anne Grandjean, intervento presentato nel corso del convegno <<phenomena in juvenile delinquency: new penal form>>, Siviglia 6-7 novembre 2007.

L’intervento “HALT”

logo In Olanda, dal 1981, è attivo un programma di intervento per giovani di età compresa tra i 12 e i 18 anni segnalati per atti antisociali di lieve entità. Il programma è chiamato HALT ed è nato nell’ambito del vandalismo e del fenomeno dei graffiti su muro. Dopo una sperimentazione in quest’ambito che prevedeva attività di riparazione o pulizia rivelatasi un successo - i giovani avevano appreso le conseguenze del loro comportamento e in alcuni casi si sentivano responsabili del danno causato - fu proposta un’istituzionalizzazione dell’intervento, nell’autunno del 1981. I criteri che hanno portato alla messa in atto di un sistema di sanzioni più adeguato sono stati i seguenti:

  • maggiore probabilità di intervenire sui colpevoli;
  • intervalli di tempo brevissimi tra l’atto vandalico e la sanzione;
  • relazione intrinseca tra l’atto vandalico e la sanzione;
  • approccio non giudicante e stigmatizzante nei confronti del comportamento e del ragazzo.

L’intervento HALT viene offerto sotto strette condizioni: deve essere il primo gesto antisociale nel periodo di età compresa tra i 12-18 anni; i giovani devono ammettere di aver compiuto il gesto, e quest’ultimo deve appartenere a una categoria di gesti antisociali di lieve entità. HALT prevede interventi educativi, alcune ore di lavoro in relazione al gesto compiuto, una riparazione del danno provocato e le scuse alle vittime del gesto. Se tutti questi elementi vanno per il meglio, l’episodio non viene segnalato al Sistema Penale. Nell’ultimo anno un’estesa ricerca che ha coinvolto gruppi sperimentali e di controllo ha messo in luce che HALT non solo è un eccellente intervento in caso di prima azione antisociale, ma può anche ridurre fortemente la recidiva per giovani segnalati dopo molte azioni illegali.

 per maggiori informazioni: “Halt: An alternative intervention for light-delinquent juveniles in the Netherlands” ; Dr. Albert R. Hauber, presentato nel corso del convegno “Phenomena in juvenile delinquency: ner penal form” - Siviglia, 6-7 novembre 2007